The last winter (2006)

bell’horror metafisico-ecologista ambientato al polo nord. all’inizio fa pensare alla cosa di carpenter, ma in realtà prende subito tutt’altra strada, sul genere natura che si vendica (un genere che amo). bellissima l’ultima inquadratura. voto 7

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Lanterna verde (2011)

banalità e dejavu in un mare di noia colorata. l’unica cosa originale e vagamente interessante sono i combattimenti. sceneggiatura da buttare. voto 4

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Un poliziotto da happy hour (2011)

una delle migliori commedie viste nel 2011. difficile crederlo, visto il titolo italiano (l’originale è “the guard”). comunque divertente, originale, bel protagonista e – strano – bella fotografia. voto 7

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Femme fatale (2002)

una bionda furbissima, dei gioielli a forma di serpente, una pistola: se non è cinema questo allora ditemi cos’è. uno dei migliori de palma di sempre, anche se pochi se ne sono accorti, nonchè il suo ultimo grande film. come si può definire? post-noir? mi ha catturato. meraviglioso. voto 8,5

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Il settimo continente (1989)

la lucida follia di una famiglia borghese. primo incredibile haneke, incredibile soprattutto perchè primo. lo stile è quello freddo, asettico e frammentario che ripeterà nelle opere successive, ma solo qui raggiunge la perfezione. come la lama lucida e affilata di un bisturi. davvero dolorosa la scena dell’acquario. classico film molto bello che però non vorresti rivedere mai più. voto 8,5

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Babylon A.D. (2008)

mi chiedevo che fine avesse fatto kassovitz dopo l’imbarazzante gothika. ed eccolo qua. voto 3

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Melancholia (2011)

ovvero, della fine del mondo. inizia con un prologo da opera (come in antichrist) e bellissimi quadri in movimento con citazioni pittoriche ma con l’estetica decadente e glamour di certe pubblicità d’alta moda – e non sarà un caso se la protagonista è una pubblicitaria – poi arriva la tristezza, e quando sembra che sia andata via, è l’apocalisse, finalmente. perchè, come sa ogni buon depresso, la fine è un’idea confortante da coltivare, soprattutto per fare in modo di evitarla nella realtà (la protagonista rifiuta il rituale del suicidio, così come la madre rifiutava il matrimonio: ogni “soluzione” è ipocrita e inutile). la prima parte è molto festen, mentre l’atmosfera finale ricorda sacrificio di tarkovskij, che ho voglia di rivedere. comunque è uno dei film più affascinanti e sinceri di von trier e ovviamente la stampa, praticamente tutta, l’ha stroncato con il consueto odio riservato a von trier e la solita incomprensibile accusa di voler “solo provocare, shockare”. voto 8

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