The Revenant (2015)

Alejandro González Iñárritu prende tutti i film che gli piacciono (Kurosawa di Dersu Uzala, tutto Tarkovskij, il mood di Malick e il suo direttore della fotografia), li porta in location pazzesche, fa fare un po’ di recitazione a Di Caprio e Tom Hardy, e vince. Belle immagini, ma manca l’anima. voto 6

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Behind the Candelabra

il solito misterioso soderbergh è decisamente affamato di film e rischi: e forse mai come questa volta ha affrontato un film così rischioso. è la storia del pianista e showman Liberace. gli ingredienti per fallire c’erano tutti: kitsch, storia d’amore gay, droga, alto rischio di stereotipi (tipici del biopic e dei film sui gay) e vaccate di vario genere. ma incredibilmente è riuscito a evitare tutto questo con un film toccante, diretto, che parla sia di lustrini che di inculate e cuori infranti, in modo elegante e senza filtro, interpretato magnificamente da matt damon e – soprattutto – michael douglas, forse nella sua interpretazione migliore di sempre. teoricamente è un film tv prodotto da hbo, ma ormai è ufficiale che la tv e il cinema sono la stessa cosa. quello che continua a sorprendere di soderbergh è che nonostante i grandi film, le grandi star ecc. resta comunque un geniale artigiano, uno che, non potendo far decollare veramente un aereo, usa un trucchetto per dare l’impressione che l’aereo voli. e l’aereo vola. notevole anche la sceneggiatura di richard lagravenese, sceneggiatore de la leggenda del re pescatore. voto 8

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Buffalo ’66 (1998)

miracolosa opera prima, tra dramma, commedia e perfino musical, di quello strano, antipatico e talentuosissimo personaggio che è vincent gallo. si respira aria da film indipendente americano anni 70 (tipo cassavetes) ma con uno stile originale, malinconico, credibile e toccante. ben scritto, ben diretto, ben fotografato e perfino ben musicato (sempre da gallo). attori tutti bravi, un vero gioiello. voto 8,5

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Das Schloß (1997)

film tv di haneke tratto dal castello di kafka. più che tratto è proprio il castello di kafka sullo schermo. in effetti c’erano due modi di rappresentarlo: tradirlo, reinventarlo, abbandonarsi al delirio, oppure – di fronte al capolavoro – inchinarsi e restargli fedele fino all’eccesso, e haneke ha scelto questa seconda via, compreso il celebre finale interrotto. voto 6,5


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Stoker (2013)

da uno script abbastanza qualunque chan-wook park tira fuori un sorprendente ed elegante thriller psicologico, rovesciamento dell’ombra del dubbio di hitchcock (c’è anche qua lo zio charlie). è il suo primo film americano e dunque ci si aspettava che, come molti altri registi orientali, il suo talento visionario venisse in qualche modo depotenziato. non è successo, anzi: ci sono decine di idee originali e di trovate bellissime, un montaggio magnifico soprattutto nella prima parte (la scena freezer-cabina telefonica – tra l’altro il montatore, un certo nicolas de toth, di solito si occupa di film d’azione), un modo stupendo di stare addosso alla protagonista e sfruttare abilmente i suoni per restituire la sensazione di percezione amplificata, il meccanismo della suspense che viene sfruttato più per le potenzialità estetiche che per quelle di tensione e atmosfera, attori totalmente in parte – sì, anche la kidman – e soprattutto la giovane protagonista che dà un vero senso alla parola perturbante. in alcuni siti ho letto che questo sarebbe un chan-wook park “diverso da old boy”, ma evidentemente si sono persi thirst e quell’adorabile delirio di i’m a cyborg, but that’s ok. comunque voto 8

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L’avversario (2002)

dall’omonimo – e bellissimo – libro di carrere, la storia di un uomo che ha rinunciato a una vita e se n’è inventato un’altra. terribile e angosciante, il film è fedele al libro e ovviamente – come tutti i film francesi – il protagonista è interpretato da daniel auteuil. bello. voto 7

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Holy Motors (2012)

dopo quasi un anno e mezzo di silenzio – e di molti/moltissimi film visti, ma pochi davvero belli – mi sembra giusto rianimare questo blog con un film così, uno di quei grandiosi film che celebrano allo stesso tempo l’inizio e la fine del cinema. la fine del cinema che abbiamo conosciuto – e che ci ha in parte sfondato le palle – e forse l’inizio di quello che il cinema avrebbe potuto o potrebbe ancora essere. libero, visceralmente astratto, tutto fuorchè il film palloso e intellettuale che ci si aspetterebbe, ha diversi momenti di genio assoluto, quel tipo di genio libero, scatenato, involontario, e un attore incredibile. in italia si esaltano per quella macchietta sempre uguale di servillo, in francia hanno uno come denis lavant. voto 9

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